Albedon Land: come si costruisce un mondo (o anche due).

Storie di draghi e libellule...

Albedon Land: come si costruisce un mondo (o anche due).

Reale e virtuale, concreto e astratto: sono davvero concetti così diversi tra loro? Non ne sarei così sicura. Né come individuo né come scrittrice.

La narrazione, da tempo, ci ha infatti insegnato come eludere confini e barriere tra tali distinzioni, facendo un sol boccone di etichette e categorie. Perfino letterarie.

Finiti (forse) i tempi in cui i generi letterari si suddividevano in divinità maggiori e minori, la narrazione fantasy, fantascientifica, distopica e ibridata è di fatto entrata nell’olimpo letterario.

Forse – dovendola dire tutta – c’era sempre stata, magari in incognita. Mi viene in mente La metamorfosi di Kafka il cui protagonista scarafaggio, francamente, tanto realistico non è, o l’Inferno di Dante, che più visionario di così si muore. Per non parlare di autori come Calvino e le sue città invisibili.

Altro che mondi di fantasia! Qui si tratta di universi interi, immaginati, scritti, condivisi e impressi per sempre nella nostra storia.

A proposito di universi: su queste premesse, ormai quattro anni or sono – perché due, di anni, li ho impiegati a studiare le orbite dei pianeti e le regole dei sistemi sociali, da quelli tribali a quelli tecnocratici – è nata l’idea di un mondo immaginario, eppure plausibile, e di una specie (anzi, due) di individui non-umani.

Sempre che sia davvero (o ancora) possibile individuare un nucleo comune a tutti gli esseri della nostra specie

Da qui in avanti la storia, come si dice, si è scritta da sola. Ne è venuto fuori un libro, il primo di una trilogia. E poi… poi ne sono uscite delle belle. Un po’ come accade per quei sassi che getti nel mare così, per gioco, e poi questi ti fanno uno, due, tre, sette balzi in avanti scomparendo dalla tua vista per inabissarsi nell’acqua.

Ma andiamo per gradi, e facciamo un salto alla volta. Anzitutto: Albedon, le Terre dei Senza Madre è il titolo del primo libro della trilogia.

Di cosa tratta? È la storia di un mondo “prima”, o forse “durante”. Non primitivo, eppure primordiale, che racconta come avrebbe potuto essere un mondo e i suoi abitanti non solo altrove, ma in un altro tempo, prima che la cosiddetta civiltà si evolvesse in maniera compiuta.

È una storia in cui – in un pianeta lontano e ostile, abitato da un popolo con una lingua propria e rituali consolidati – il ritmo incalzante e a volte tragico degli eventi travolge i suoi protagonisti.

L’idea iniziale è partita da una prima domanda che un giorno mi si è affacciata alla mente: come mai ogni sciagura paventata sulla terra e riguardante l’Uomo è sempre immaginata a posteriori, inserita nella cornice di un mondo after in cui tutto ciò che c’era prima – risorse, esseri viventi, convenzioni e civiltà intere – di colpo scompare, così che i sopravvissuti debbano ricominciare daccapo?

Monia e Senza Madre

La seconda domanda è stata conseguente: e prima, invece? Come funzionavano le cose prima che le risorse fossero per tutti disponibili e che gli esseri viventi si fossero evoluti? Quali regole si erano dati, quegli uomini in divenire, e su quali credenze poggiavano le loro ipotesi di sopravvivenza?

Come da prassi, a queste stesse domande, scrivendo, ho cercato di dare alcune risposte. È nata così l’idea di creare una cometa (Albedon, appunto) che, nel suo peregrinare cosmico e all’apparenza imperturbabile, scombussola non poco le carte in tavola.

Tutto poteva anche concludersi qui: una scrittrice ha un’intuizione, studia, scrive e pubblica un libro. Cometa o non cometa, le cose alla fine hanno un loro inizio e una fine ben precisa.

Se non fosse che, lungo la strada, Albedon intercetta un altro pianeta: lo studio di sviluppo Firemill Games. E qui una parte della coda della cometa si stacca, precipita, cade su un altro pianeta et voilà: dà vita a un’altra storia, non solo nuova, ma diversa, redatta in un’altra forma narrativa, quella del videogioco. Nasce così Albedon Wars, e…

Del resto della storia parlerò nel mio prossimo articolo, e per ora chiudo con un cliffhanger.Anche perché in questi giorni Albedon Wars sorvola Londra, e precisamente lo stand GG9 della Great Gallery dell’EGX, la fiera internazionale del video gioco.

Per ora, mi godo lo spettacolo.
Natalia